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Editoriale
23/11/2015

L'oro? E' di Marchesi!

Attraverso un processo simulato, il Maestro Marchesi riporta l'attenzione sulla proprietà intellettuale delle ricette

Se non ci fosse Gualtiero Marchesi, spesso, a vivacizzare il dibattito, il pianeta cibo sarebbe davvero piatto e privo di spunti. Nelle settimane scorse con la riapertura di “Marchesi" (all’interno del Marchesino), il Maestro ha mostrato con successo che le sue creazioni più riuscite sono sempre "contemporanee", a fronte della durata effimera di molte scuole di cucina, che si sono susseguite nel tempo.

E ai suoi piatti di successo, Marchesi vorrebbe vedere riconosciuto creatività e originalità, così da lunghi anni questo colto personaggio si batte perché venga riconosciuta agli chef la proprietà intellettuale in cucina. In primis alla sua ricetta “Riso Oro e Zafferano" che appare in molti menu di locali in Italia e all’estero. Per far valere questa sua idea, il Maestro Marchesi ha partecipato a un mock trial (processo simulato) con super esperti legali e con una decisione finale di un Collegio Giudicante che ha riconosciuto al famoso piatto la validità della registrazione come marchio, non solo, ma ha accusato di contraffazione un ristoratore (ovviamente una simulazione) che ha inserito nel proprio menu: "Risotto Oro e Zafferano, Omaggio a Marchesi", utilizzando in luogo del riso Carnaroli, il Basmati.
 
Al di là di questo processo simulato, ancora una volta torna d’attualità la proprietà intellettuale, da parte di molti chef infatti viene richiesto il riconoscimento delle loro creazioni originali, così come alle opere d’ingegno (brevetti, etc.). Ebbene la forma, gli ingredienti, la preparazione possono certamente costituire elementi fondamentali di riconoscimento, ma il profumo e il sapore non sono sempre costanti in un piatto, seppur ottenuto da uno stesso copione in cucina.

La proprietà intellettuale di una ricetta è data solo dalla sua riconoscibilità: “Riso Oro e Zafferano" riportano sempre a Gualtiero Marchesi, chi non è in grado di fare questa correlazione, non si renderebbe conto neppure se quel nome fosse scritto nel menu. Chissà se Marchesi non voglia sollevare un altro problema: la pochezza di creatività dei cucinieri che non fanno altro che scomporre piatti d’antan e ricomporli con qualche variazione o “copiarli", battezzandoli con definizioni diverse dal passato.



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roberta roberti (2 anni fa)

Buongiorno,
sono d'accordo, sono convinta che questo passo ulteriore per gli chef e di conseguenza per il ristorante, sarebbe un mattone fondamentale per la crescita della professionalità dello chef e di tutte le figure che girano intorno ad esso.Ritengo che la creatività, l'impegno che una persona metta nel creare e realizzare un piatto sia cosa da premiare e da diversificare e far comprendere al commensale , che spesso ignora il "lavoro" manuale ed intellettuale che sta alla base del successo di un piatto.
ristorante Anticofurlo maitre e sommelier Roberta Roberti

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