Davide Paolini ®
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Editoriale
08/02/2016

Prosecco superstar

Alla crescita di domanda di Prosecco dovrà far fronte una nuova produzione?

Sono rimasto molto colpito dall’affermazione: “il Prosecco toccherà un miliardo di bottiglie nei prossimi 15 anni” di Gianluca Bisol, produttore di vino giramondo alla ricerca di nuovi mercati per il suo Prosecco. Avevo pensato a un refuso, cioè fosse un miliardo di euro. Beh, devo riconoscere che Bisol già in passato aveva “pronosticato” che questo bianco sarebbe diventato lo spumante più venduto al mondo. Una previsione che si è avverata, ma la successiva sul miliardo mi pare un' intrigante provocazione per dire: “cari colleghi discutiamo”, chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo.

Premesso che il successo del Prosecco pare inarrestabile, grazie alla sua bevibilità, al prezzo nonché alla sua adattabilità alle diverse cucine, ai gusti esotici viene da chiedersi se il consumo di vino nel pianeta crescerà (dalle statistiche pare proprio di no) a quali altri vini sottrarrà quote di mercato. Allo champagne? Difficile! Agli spumanti spagnoli? Forse! Agli altri spumanti italiani? Non certo sui mercati esteri, visto la quota trascurabile degli spumanti con metodo classico.

Ebbene, per ipotesi, crediamo al miliardo di bottiglie di cui magari l’80% esportato (in Italia i consumi sono in calo), con esplosione in Cina, India, Brasile, Indonesia etc. Ma a quale prezzo? Come una bevanda gassata? Alla nuova domanda dovrà far fronte una nuova produzione e, siccome il vino non è un abito o un’ auto per i quali basta aumentare i dipendenti e allargare gli stabilimenti, in agricoltura non è così, i terreni non si possono riprodurre a piacimento.

A oggi gli ettari destinati alla produzione di Prosecco sono circa 28 mila, quanti altri ne servirebbero e dove sono? Se la risposta fra Veneto e Friuli per l’export italiano sarebbe una panacea, ma il Prosecco non rischierebbe di diventare una commodity? Lasciamo il miliardo alla Coca Cola, non sarebbe più logico alzare il tasso medio di qualità della produzione di Prosecco (oggi discutibile) aumentandone i prezzi di vendita, visto il successo attuale? Cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia… in fatturato.
 
 



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Elena Moschetta (2 anni fa)

Sagge parole Davide. Speriamo che gli attori della scena politica e agricola sappiano essere lungimiranti. Noi produttori agricoli indipendenti faremo la nostra parte per salvaguardare il futuro delle nostre aziende.

magliantik (2 anni fa)

Sono perfettamente d'accordo, alcuni prosecchi sono imbevibili altri sono eccellenza, sarebbe molto meglio non allargare ancora la zona di produzione.

crisoli8 (2 anni fa)

PROSECCOCOLA: questo è il percepito da consumatori normali ed intelligenti, questo il risultato ottenuto da produttori e consorzi veneto friulani: non si è voluto comprendere
che il vin prosecco o spumante è un alimento, non una bevanda!!!
Vendere all'estero milioni di bottiglie, in paesi dove il consumatore ancora non ti conosce,ha creato si un fatturato importante, però ha fatto smarrire del tutto il ruolo di alimento a vantaggio del solo ruolo di bevanda: molti schei fatti che nei prossimni anni saranno risucchiati ed investiti per competere nelle fascie laterali del mercato delle bevande gassate. Schei di successo fatti da Produttori e Consorzi, in combriccola con
Zaia, senza alcuna valorizzazione della qualità, il 50% è prodotto con composti di altri vinibianchi italiani e stranieri, senza alcuna valorizzazione del territorio, del patrimonio artistico e degli usi e consumi veneto friulani, con evidenti impatti negativi sull'ambiente, senza un protocollo certificato sulla sostenibilità....

G. (2 anni fa)

Carissimo Sign. Paolini
quello che lei ha toccato è un argomento a me profondamente caro, visto che da 50 anni viviamo e lavoriamo nella zona storica del Prosecco.
Le considerazioni che lei a fatto, io le ho sottoposte a chi di bottiglie ne fa diverse decine di milioni, "perchè non alzare il prezzo se la richiesta è così importante?".
La risposta fu chiara come il sole: "se alziamo il prezzo anche di pochi centesimi non si vende più!".
Ora, cosiderato che non possiamo vivere tutti facendo le super produzioni da 80€ a bottiglia e visto che il Prosecco era, è, e sarà un prodotto dal valore modico, salvo rare eccezzioni, non possiamo non considerare che oramai la strada è stata presa e non la si potrà cambiare tanto facilmente.
Purtroppo si stanno applicando concetti di produzione e marketing industriali, non agricoli, ormai conta solo il numero, il concetto di qualità si stà sciogliendo come neve al sole.
Ricordo che prima della DOCG, si poteva produrre il Prosecco solo in collina a 120qt ettaro, ora quello che dovrebbe essere lo specchio e il vanto del territorio è prodotto a 130 qt (DOCG), mentre in pianura 180 qt (DOC).
Chiarendo che tra i 120 e i 130 qt ettaro non cambia nulla nella qualità finale del vino, dico questo per far notare i sintomi di un "male di produzione" che viene da lontano, da chi il vino lo deve tutelare, da ogni punto di vista, qualitativo ed economico.
Per terminare questo lungo e tedioso commento, voglio solo far comprendere l'importanza di essere equilibrati nelle scelte, non possiamo rincorrere solo la via del commercio e del grande guadagno a breve termine, dobbiamo tutelare un vino che potrebbe dar da vivere generazioni e generazioni di Italiani, se ben tutelato.
Come dice lei, dobbiamo essere lungimiranti.

G.

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