Davide Paolini ®
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Editoriale
15/02/2016

Fine della mattanza

La tonnara di Favignana ha chiuso i battenti con una dispersione di professionalità, soldi e tradizioni

"C’è la rete dunque?" chiese il giovine. "È inutile parlarne fuori" disse il padre, "e dentro è tardi". "Ma che c’è nella rete?" insistette il tonno giovane. "Nessuno torna a raccontarcelo". Una chiara allusione alla tonnara (reti organizzate per camere posizionate nelle zone di passaggio dei tonni) che si evince dalla lettura de "Lo sa il tonno", sottotitolo "Favola mondana e filosofica", un divertissement narrativo degli anni '20, ricco di reminescenze letterarie di Riccardo Bacchelli, autore del famoso "Mulino del Po". Un racconto di un mondo surreale e metaforico degli abitanti dei mari, dove si può immaginare appunto il tonno giovane di "Lo sa il Tonno", di fronte alla "tonnara", a quella camera della morte da cui non si può tornare indietro, comunque il protagonista riesce a salvarsi con l’aiuto di un pesce spada che nulla può contro la nave pesca del principe di Monaco, dove è refrigerato, poi scongelato per finire in una pescheria a Bologna e qui a raccontare la sua storia.

La fine di un tonno può avvenire in tanti modi: all’amo di un pescatore sportivo, con reti a circuizione e sistemi di aggregazione per pesci (Fad), ovvero le tonnare volanti, infine attraverso la tonnara, un sistema che risale al 1600. Si tratta di una tecnica tradizionale di pesca attraverso le tonnare, costruzioni scientifiche di reti, fatte di camere dalle quali, una volta entrati, i tonni non possono più uscire. Una pesca che trova anche molte opposizioni, per lo spettacolo finale, la mattanza, decisamente cruento, ma di contro offre dei plus al territorio e all’economia laddove è in funzione questo sistema di pesca.  È soprattutto importante dal punto di vista economico – afferma il sindaco delle Isole Egadi (Favignana, Levanzo, Marettimo), Giuseppe Pagoto – perché potrebbe tuttora impiegare le maestranze di Favignana, oggi senza lavoro; salvare alcune professionalità quale i tonnaroti (sono i pescatori che fanno la mattanza), e il rais figura di spicco, un vero e proprio leader (il capo che guida la pesca a bordo di una barca chiamata sciabica) e coloro che lavorano il tonno (un pesce che si mangia tutto come il maiale e da cui si ottengono prodotti freschi e lavorati n.d.r.). La ripresa della nostra storica tonnara – continua Pagoto - permetterebbe quindi di non perdere preziose esperienze da tramandare ai giovani, riporterebbe sui tavoli il nostro pregiato tonno rosso, farebbe conservare la tradizione e di conseguenza l’identità territoriale.

La mattanza, tra l’altro, è un evento, ricco di antichi canti tra sacro e profano, che attrae migliaia di turisti e genera quindi valore nel nostro territorio "Purtroppo la tonnara di Favignana, ha chiuso i battenti nel 2007, nonostante la parola "tonno" sia in ogni angolo del borgo marino, per scarsità di passaggio di tonni, un fenomeno che, come vedremo, ha colpito i mari, non solo delle Egadi, con perfino un rischio di estinzione. L’ancora di salvezza è stata l’introduzione del sistema di quote di pesca da parte dell’ ICCAT ( International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas); prima del piano Iccat lo stock di tonno era crollato del 97%. La cura Iccat e dell’ Unione Europea ha cominciato recentemente a dare i suoi frutti, le quote di pesca sono cresciute del 20%: per l’Italia si è passati dalla concessione di 1950 tonnellate del 2014 a 2302 tonnellate nel 2015 con ulteriore aumento previsto anche nel 2016. Di fronte a questo stato dell’arte il comune di Favignana ha chiesto la possibilità di riaprire la tonnara con l’intervento di un’azienda, "Tonno Castiglione", nota industria ittico-conserviera, legata storicamente alle tonnare e alle mattanze (il capostipide Nino Castiglione era chiamato l’uomo delle tonnare), che possiede da tre lustri tutta l’attrezzatura necessaria a mettere in mare la tonnara, disposta a ridare vita alla storica attività senza chiedere alcun finanziamento pubblico.

Così da un paio di anni il comune di Favignana e la famiglia Castiglione hanno richiesto, come afferma Pagoto, l’autorizzazione di mettere in acqua, per un primo anno di prova, una tonnara turistica. Una richiesta che si è rivelata subito dura e irta di ostacoli burocratici, mentre la Regione Sicilia ha prontamente autorizzato la concessione di un tratto di mare per la messa in acqua di una tonnara fissa e la posa di boe per l’attracco di reti. Nel frattempo però è sorto un rischio, poi superato, da parte dell’ Unione Europea di cancellazione di tre delle sei tonnare assegnate all’ Italia, tra cui appunto Favignana perché inattiva (le tre in attività sono in Sardegna), un ostacolo poi sventato dalla mobilitazione delle autorità regionali siciliane. Purtroppo gli ostacoli di far rivivere la tonnara nelle Egadi non sono del tutto superati, manca un elemento fondamentale: l’assegnazione delle quote (nel 2016 l’ Italia avrà a disposizione 2752 tonnellate per le diverse forme di pesca), la cui attribuzione è di competenza del Ministero di Politiche agricole e forestali che ancora pare non abbia dato alcuna risposta. Insomma un essere non essere. La redistribuzione delle quote è comunque un problema "caldo", molto dibattuto anche in sede di Parlamento Europeo, dove esiste un emendamento del PSE che chiede una redistribuzione più egualitaria delle quote stesse. 



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