Davide Paolini ®
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Editoriale
11/04/2016

Romagna mia!

Attraverso i piatti della Trattoria La Campanara ho sfogliato i miei primi 18 anni

Tutti hanno una biografia gastronomica, forse senza rendersene conto. La mia dei primi diciotto anni l’ho sfogliata sabato in una Trattoria, con la T maiuscola, La Campanara di Galeata. È il mio paese natale, Romagna solatia... dolce paese! Su quel tavolo sono passati, a uno, a uno i piatti della mia identità, che mi hanno fatto conoscere palmo a palmo, il mio territorio, le sue tradizioni, i suoi saperi e i suoi sapori e mentre mangiavo nella mia memoria correvano le pagine di Sotto il sole giaguaro di Italo Calvino.

Per iniziare è arrivato sulla tavola il tortello sulla lastra, di cui sono ghiotto. Si tratta di un tortello di forma gigante, ripieno di zucca e patate, servito con una giardiniera di verdure sott’olio; un tempo era la merenda della Romagna toscana, sì perché Galeata è stata sotto il dominio del Granducato di Toscana, da cui una cucina che risente della contaminazione. A seguire la piadina fritta, impastata a mano, con lo strutto di maiale, come vuole la tradizione, accompagnata da un formaggio unico di cui ancora percepisco il sapore dolce e caldo: il raveggiolo dell’Appennino Tosco romagnolo.

Eccoci ai primi piatti, ovverosia alla pasta fatta in casa con il mattarello da Alessandra (mentre Roberto, il marito è in sala) e non con le macchine tutto fare: in primis le tagliatelle gialle, spesse, come faceva mia nonna con un fungo davvero speciale: il prugnolo, principe dell’Appennino delicato, non prepotente come il porcino. A seguire un altro must del territorio, i tortelli con il ripieno di strigoli. Roberto non poteva far mancare un omaggio a Pellegrino Artusi: trippa bovina appunto alla moda del grande unificatore della lingua italiana.

Per il finale mi aspettavo il mio amato Caffè in forchetta, che, dopo la scoperta della ricetta di mia zia, è entrato nei menu di molti locali del territorio, ma alla Campanara ho appreso che si chiama Dolce Ramerone di Pianetto, di fatto un dolce, antesignano di quello che oggi si chiama recupero ovverosia del caffè, un tempo da napoletana, oggi di moka, così come viene servito nell’appassionato locale di Alessandra e Roberto.
(foto: © Alan Venzi)
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LA CAMPANARA
Via Pianetto Borgo, 24 A
Galeata (FC)
0543.98156
info@osterialacampanara.it
www.osterialacampanara.it



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Risveglio (1 anno fa)

Stesso giorno stesso orario ero nella stessa sala della Trattoria La Campanara ed ho gustato lo stesso cibo citato dal Gastronauta. Semplicemente fantastici, cibo sapori profumi e servizio.

Rodolfo (1 anno fa)

Che fame.................

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