Davide Paolini ®
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Editoriale
26/04/2016

L'orrore nel toast

Li chiamano toast, ma non sono preparati come Dio comanda

Mi piace fare il guardone nei bar, nelle tavole calde, quando un cliente chiede: “un toast”. Confesso ogni volta di aver voglia di urlare “ma fatemi il piacere” perché assisto a un rituale penoso: il barista di turno quatto quatto allunga la mano sotto al bancone per cercare un oggetto che prende la forma di una busta, tipo profilattico, da cui il nostro eroe tira fuori a fatica, causa la lunga prigionia due fette simil pane, ghiacciate e incartapecorite, che mostrano un’arricciatura.

Una vista che subito mi porta al quaderno di scuola a quadretti che, tenuto malamente nella cartella, si rivolta. All’interno quel pane, trattato per durare anni nella  gabbia cellophanata,  mostra timido di vergogna una lamina trasparente, color verdognolo, ma con spudoratezza, dicesi far parte della categoria cotto. Spesso mi è pure capitato, specialmente nei bar delle stazioni ferroviarie, ma non solo, di paragonare i toast in mostra a scarpe vecchie, aperte nella suola. Mi è sembrato che mi guardassero, induriti da un’esistenza sotto il vetro appannato, pronti a gridare al viaggiatore frettoloso “portami con te”.

A dire il vero, però, sono sempre in buona compagnia, stretti ai panini dai quale fanno capolino verdi foglie cadenti con madame mortadella che più rosa non si può. Può perfino succedere che la fame struggente, il treno in arrivo o un appuntamento da non poter ritardare, portino alla salvezza del toast dalla morsa del cellophan, ma le grida di felicità per l’avvenuta liberazione subito si trasformano in dolore atroce perché la trasparenza del pane, un tempo chiamato cassetta, non  lo salva dai bruciori del tostapane o dell’infuocata piastra che cola grasso da tutte le parti. Così, nel giro di pochi minuti, il toast cade dal cellophan nella brace.

Perché invece non preparare un “toast” come Dio comanda: due fette di pancarrè (è più ricco di grassi, si evita che il pane si secchi troppo), quindi prima di sottoporle al fuoco spalmarle di burro, poi aggiungere il formaggio (sufficientemente grasso per favorire la fusione al calore, in primis la fontina), e solo dopo (pena il cartellino rosso), il passaggio alla piastra o al tostapane (solo dopo…), in tutto ciò il prosciutto cotto deve essere di prima qualità (cosa non così scontata).



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Robert (1 anno fa)

Buongiorno, sono d'accordissimo. Anch'io quasi sempre non ho il coraggio di mangiare un toast. Formaggio tedesco da € 2,50 il kilo ed adesso anche meno, carne di suino mista a moltissima acqua che assomiglia ad un prosciutto cotto ma non lo è da € 3,20. Per fortuna non sono tutti così ma è molto difficile trovare quelli buoni . Saluti. Robert

Giorgio (1 anno fa)

Quando si parla di toast mi vengono sempre in mente quelli che mangiavo tanti, tanti anni fa al bar Zucca sotto la galleria a Milano, non ho più trovato un posto dove li fanno così "ricchi" e buoni! C'era un intero bancone destinato alla farcitura dei toast provvisto di ogni ben di Dio!

linda (1 anno fa)

il migliore toast che abbia mai mangiato in un locale è quello al
P.E.R. (Percorsi Enogastronomici di Ricerca) a San Pietro di Feletto - TV
Preparato sempre espresso con pane fresco, il loro formaggio 'San Pietro' e prosciutto cotto appena affettato :)

Andrea Mazzuca (8 mesi fa)

Ovviamente la qualità non è (quasi) più di casa nei locali italiani e soprattutto delle grandi città come Roma. Fortunatamente c'è chi resiste e non transige.

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