Davide Paolini ®
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Editoriale
18/05/2016

Tazzulella, mi deludi

Quando l'astinenza dal caffè è dettata dalla pessima qualità somministrata nei bar

Confesso di essere un caffeinomane pentito. Sì, insomma, di essere sceso da circa sei espressi quotidiani a poco più di due. Si può immediatamente pensare a un mio “pentimento”, dipendente  dall’insonnia o  dalla salute. Assolutamente no, anzi un caffè, espresso o moka, dopo cena mi fa dormire come un angioletto … E poi, sarò sincero, non amo molto le letture in mostra nelle libro-farmacie, tra l’altro a giorni, leggeremo gli oracoli della scienza sulle conseguenze o meno del caffè. Chissà quanti libri usciranno di medici, nutrizionisti, pseudo medici-cuochi: all’improvviso, in tanti, hanno scoperto che la salute è strettamente e giustamente legata al cibo, inondando le vetrine con titoli che promettono il Paradiso.

La mia astinenza dalle “tazzulella o’ caffè” dipende dalla pessima qualità che viene somministrata nei bar (le cialde&co per carità): sovente lo lascio, triste e abbandonato, dopo appena un sorso. Certo, non faccio di tutta l’erba un fascio, ma se ogni mattina voglio bere un caffè come Dio comanda, devo percorrere circa un chilometro (sono a Milano in zona Brera). Direi alquanto scomodo per invogliarmi anche a un bis.

Ebbene, più volte, mi sono chiesto perché molti bar sfornano a ripetizione caffè impossibili con un servizio indolente, trascurato. Dipende dalla materia prima o dalla preparazione di baristi improvvisati che si ritengono “imparati” perché nati in Italia, ritenuta la patria del caffè (così come capita con la pizza)? Forse da ambedue le cause: miscele a basso costo (nonostante i margini non siano poi così risicati), poca attenzione al servizio, da cui traspare un’assenza di  professionalità, nonostante diverse aziende già abbiano dei centri di formazione per baristi.

Così mi viene da ridere quando sento tirare in ballo l’arrivo di “Starbucks” in Italia. I pareri nelle discussioni su un successo o meno della catena americana nel Buon Paese si susseguono: chi gira il mondo è sicuro di un’affermazione, mentre i fan della tazzina d’antan del bar sotto casa e i supporter di torrefazioni artigianali con miscele ricercate, sono per il fallimento. Non faccio pronostici, ma sono sicuro che la concorrenza di Starbucks servirà come pungolo a migliorare la qualità, a creare nuove offerte e a imparare l’arte della customer satisfaction.



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Isyarh (2 anni fa)

Ciao Davide, io vivo a Londra e qui trovo del caffè che mi piace molto (specialty coffee). Alcune torrefazioni propongono caffè di origine diversa con diversi gradi di tostatura, etc.. Io preferisco il 'filter' fatto con la 'V60', 'washed' e 'light roasted' perchè mantiene un buon grado di acidità. Non ho mai trovato un caffè così in Italia ma c'è un'eccezione, uno specialty coffee a Firenze (Ditta Artigianale). Propongono caffè di origine diversa anche in base alla stagione e diversi modi di farlo (ed usano anche la 'V60'). I ragazzi che fanno il caffè hanno vinto il campionato dei baristi... C'è molto da dire a proposito del mondo del caffè e spero che il dibattito si allarghi per allargare la cultura del buon caffè.

Gastronauta (2 anni fa)

sono d'accordo sulla qualità di Ditta Artigianale , ma dietro c'è ricerca e professionalità , come anche in alcuni altri posti , rari ma ci sono .

antonietta (2 anni fa)

Avete ragione entrambi. Bere a Milano ( e non solo ) un buon caffè è diventata impresa titanica . Ho notato che vecchi caffè ( non faccio nomi ) che tanti anni fa preparavano caffè deliziosi oggi fanno delle vere "sciacquature di piatti" ..A dire il vero recentemente ho bevuto un ottimo caffe in un posto insolito: un hotel in periferia di Milano, a Cologno Monzese . Si chiama Studios Hotel. e la caffetteria è servita con la regia di un sommelier del caffe. Finalmente il profumo della tazzulella o caffè.

massimo (1 anno fa)

Davide buongiorno, mi spaventa essere così in sintonia con le tue considerazioni, quasi che non abbia un personale ed intimo punto di vista. Vivo in campagna, intorno a me pochi bar. Ma a soli 10' di macchina ce n'è uno che del caffè ne ha fatto il cardine del suo esercizio. Non può fregiarsi di nessuno titolo, ma solo di un'attitudine: se devo fare una cosa, tanto vale che la faccia al meglio delle mie capacità. Usa le miscele di una ormai nota torrefazione artigianale veronese e lo fa con misura. Il punto, vero, drammatico, è la mancanza di cultura non solo in chi prepara, ma anche in chi sorbisce la tazzulella, infatti c'è chi per risparmiare 10 centesimi preferisce ingollarsi una fetida acqua marruncella.
Bisogna assolutamente arginare questa emorragia di sensibilità, cultura e sapori che ci hanno connotato per anni. Forse reagire "all'invasore" farà bene, sempre che sia rimasto qualcosa da difendere.

Giovanni Zanardi (1 anno fa)

Non posso che essere d'accordo. Mi trovo ancora nella fase "6" caffè ma lo devo anche cercare bene. È raro trovare una torrefazione come il terzultimo stand presente a Gourmandia. È invece scandaloso che in un paese dove il caffè viene considerato più importante di un matrimonio riuscire a proporre acqua sporca come se fosse una delizia.

oliviaferro (1 anno fa)

Io ho fatto questa scelta da anni, per le stesse considerazioni, addirittura ad una nuova apertura di un bar con la miscela della Illy, mi sono chiesta come si poteva rovinare una caffe' a quel modo e non ci sono piu' andata. La cattiva impressione poi rimane. Ho alcuni punti fermi, un certo bar o me lo bevo a casa.

Attilio (10 mesi fa)

Comunque c'è cialda e capsula, da 20 anni bevo Lavazza top selection 100 % Arabica cialda somministrata con macchina espresso, non ha nulla da invidiare alla migliore torrefazione anzi!

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