Davide Paolini ®
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Editoriale
20/06/2016

La mia trattoria ideale

Dalle posate al menu: ecco come deve essere la trattoria a prova di Gastronauta

L’oste di una trattoria, che non trovate di certo tra i famosi 50 migliori ristoranti al mondo, mi ha mostrato un mio pezzullo di anni fa su un settimanale dove disegnavo il mio posto ideale. Più o meno la penso ancora così. Un lungo tavolone, un fratino per intendersi, di un legno consunto dal tempo.

Ho sempre preferito sedermi tra gente, il cibo è convivialità: non amo i luoghi “chiesa” o i posti confessionali, dove la recita del menu diventa una Messa in canto gregoriano. Oppure apprezzo i locali alla giapponese che mettono di fronte il cuoco al cliente: assistere ad alcuni movimenti di cucina, soprattutto quando i cuochi giapponesi sono intenti a tagliare, a sfilettare il pesce.

Torniamo alla mia trattoria, sul tavolo tovagliette (dicesi runner, non so perché) di lino grezzo d’antan, calici di livello (ma non necessariamente Riedl&Affini). Le  posate dovranno essere old style, pesanti senza birignao da design, che di solito sono difficili da imbragare: forchette minuscole che scappano di mano, coltelli impraticabili, cucchiai micro. Insomma bando ai rosari dei patron che illustrano i loro gioielli firmati.

Poi cominciamo il film della serata: un menu semplice, senza conferenza stampa, di facile comprensione su cosa si mangia… Ammetto una breve parentesi sulle materie prime, ma non un racconto a memoria sul chilometro zero, o  sul “bio bio, non avrai altro Dio”. I prodotti devono essere di certo “naturalmente biologici”, così vanno bene anche senza timbri, l’onestà ha più valore.

I piatti dovranno essere semplici, non ho preclusioni su inflessioni regionali o comunali o internazionali, l’importante è che non siano creati per “stupire&divertire”, ma solo per godere ciò che si mangia, sia una pasta e fagioli o un piccione cotto alle spezie o una cipolla caramellata. Soprattutto, non mi deve raccontare il cuoco che ha inventato lui la passatina di ceci con i  gamberi o il gelato al parmigiano. Non gli credo! Ora la carta dei vini: mi rifiuto di consultare quelle tipo Bibbia, dove attualmente i rossi risalgono ai nonni (le annate sono sintomo dell’andamento commerciale), mi piacciono soprattutto quelle fatte in casa dal patron, senza interferenze dei voti delle guide o stampate dai rappresentanti, così forse potrò finalmente bere qualche chicca originale.



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Maurizio Medaglia (1 anno fa)

Caro Gastronauta, la tua "trattoria ideale" sta per arrivare... . Presto, spero, ti/Vi dirò dove !

GIUSEPPE (1 anno fa)

Bello l'articolo e finalmente la giusta trattoria con al primo posto il cibo . Questa trattoria ideale è stata sempre nei miei pensieri come punto focale di convivialità, non solo per conoscere piatti nuovi o rivisitati ma anche per conoscere nuova gente e solo con un lungo fratino il connubio diventa perfetto. Complimenti a questa trattoria ideale ma di reale attuazione.

"Da Battista "trattoria (1 anno fa)

Si questo è quello che ho sempre desiderato l ho rilevato ed acquistato ma non riesco a partire bene .mi dicono che non va bene stare sulle stesse tavole ,che il menù deve essere molto vario ,ecc ecc . Daiiiiiii vieni a vederlo ne avrei tanto bisogno

pinuccio.alia (1 anno fa)

Mio caro amico. Siamo sempre in sintonia. Hai dimenticato i piatti. Necessariamente tondi e bianchi. Magari vecchio Ginori.

alessandra de leonardis (1 anno fa)

ecco.....mi è venuta fame !

Kiko (1 anno fa)

Ecco secondo me i "Circoli" tipo quello di Arolo o Cuirone si avvicinano molto alla tua idea di trattoria ideale

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