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Editoriale
19/09/2016

Se il panino è gourmet

La creatività di un panino è offerta dagli ottimi giacimenti gastronomici, non dal numero di ingredienti

Di fronte a una “indietro tutta” della cucina, come dimostrano i continui inserimenti della pasta al pomodoro nelle carte dell’alta ristorazione e le dichiarazioni di molti chef: “semplicità vo’ cercando”, si assiste invece a un' “avanti tutta” della “bassa” ristorazione. Utilizzo questo aggettivo solo in contrapposizione ad “alta”, ma lungi da considerare tale lo street food, il panino e la pizza.

Purtroppo per queste “tipologie” è in atto un’involuzione pericolosa verso l’alto (così, come è stato per la cucina alta), caratterizzata da un “famolo strano” a tutti i costi, sia per distinguersi, sia per farlo pagare di più. Per quanto riguarda il panino e la pizza, la prima operazione di maquillage è stata “letterale”, il ricorso al termine francese gourmet, ovvero sia per intenditori. Già associare la pizza e il panino a gourmet mostra un evidente storico inferiority complex gastronomico nei confronti dei francesi, quasi a voler attribuire a quel boccone un valore aggiunto. Davvero bizzarro perché in vendita nei negozi per quattro zampe c’è una linea di cibo “Purina  Gourmet” per gatti dal palato raffinato...

Attualmente, vengono offerti panini che ricordano molto i cuochi pasticcioni del post nouvelle cuisine (ovverosia gli interpreti che non avevano ben capito di cosa si trattasse) dove per contare il numero degli ingredienti è fondamentale il pallottoliere, oppure come mi è capito recentemente di leggere (senza avere assaggiato): “panino al cacao con lobo di agnello e uovo di quaglia”. Sarà certamente un boccone squisito, ma quanti giorni sono necessari per la preparazione?

Ma un panino, come Dio comanda, deve essere preparato al momento dell’ordine. Forse sarò un nostalgico, quando penso a un panino corro alla michetta con la mortadella, magari con un’aggiunta di un formaggio (provolone?) e mi voglio rovinare anche di una salsa, ma qui mi fermo e non vado oltre, forse la diversità la cerco nell’accompagnarlo con un calice (e non flûte) di champagne. Di fronte a un patrimonio enorme di giacimenti gastronomici italiani la creatività di un panino è già offerta dalla varietà di formaggi, salumi e condimenti,  ma il gourmet lasciamolo ai gatti.



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maurizio medaglia (12 mesi fa)

Poveri mici... . Evitiamolo anche a loro (erano stati addomesticati per cacciare i topi e difendere i granai, se non ricordo male...) !
Concordo anche riguardo il "calice" (dove ci deve sempre passare il naso...) !

Saimon (12 mesi fa)

Certo anche parlare di "inferiority complex" per stigmatizzare l'uso della lingua francese non mi pare il massimo della coerenza :D

anna forte calatti (12 mesi fa)

SONO SEMPRE PIU CONVINTA CHE NEL PANINO LA BUONA PARTENZA STIA NELLA QUALITÀ E FRESCHEZZA DEL PANE, MAGARI DI SEMOLA DI GRANO DURO.
TUTTI I PANI LAVORATI , BIANCHISSIMI E SUPERGOMMOSI RENDONO INDIGESTO QUALSIASI INGREDIENTE.
POCHISSIMI INGREDIENTI MA SOLO DI QUALITÀ'
EVVIVA IL PANINO CON MORTADELLA, CON SALAME O COPPA. O GORGONZOLA.

alessandra de leonardis (12 mesi fa)

ben detto !

ruldante (12 mesi fa)

Ma signori miei...il panino delle dieci e mezza in una giornata novembrina dopo il sopralluogo al cantiere, con cotechino e crauti, con la "bondola" (come chiamiamo la mortadella a Verona) e il peperone sottaceto, con la sopressa e il carciofino, assieme o a parte, cosa vogliono di più??? solo la freschezza e croccantezza della rosetta, e la genuinità della farcitura!!! E poi??? Giù un bel gotto di merlot sincero!!!

Mario (12 mesi fa)

Michetta + cotto Praga + cucchiaiata di nervetti = il massimo!
E da bere? Un buon rosso italiano! (Barbera, per esempio)

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