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Editoriale
25/09/2016

Le tribù del cibo

L'uomo di oggi è ciò che mangia o ciò che immagina di mangiare?

Uno spettro si aggira nel mondo del cibo: le tribù. Salutisti, vegetariani, crudisti, vegani, carnivori, onnivori, bulimici, anoressici, selvatici. Non solo, ma ci sono anche i consumatori di solo chilometro 0; da non tralasciare chi acquista solo pane, panettone e pizza con lievito naturale, chi vuole pasta solo di grani antichi, poi ancora i kamut e soprattutto i gluten free dipendenti.

Insomma siamo in presenza di un caleidoscopio ricco di bizzarrie e contraddizioni. Alcune tribù sono soprattutto formate da intolleranti, allergici veraci o presunti tali, oppure teleguidati da star e autori di best seller. Questa realtà attuale mi ha fatto ritornare alla mente un intrigante libretto dello storico Jean Louis Flandrin intitolato “Il gusto e la necessità”, dedicato all’uso dei grassi nella cucina dell’Europa occidentale tra il Medioevo e il Settecento.



"Mangiamo cose ignobili -scrive- perché vi siamo costretti
e le mangiamo con maggior e minor disgusto, irritazione e rassegnazione a seconda del nostro temperamento, perché ci sono imposte da forze che non sempre è facile identificare e ancor meno contrastare. Nel comportamento alimentare dei popoli, come in quello degli individui, è dunque necessario distinguere quale parte abbia il gusto e quale la necessità”.

Senza nulla togliere alla riflessione di Flandrin intorno al gusto e alla necessità, oggi ci sono le mode, le tendenze, l’imitazione di personaggi da copertina. Il gusto purtroppo, nell’attuale società dell'allucinazione mediatica, non ha più un ruolo di primo piano sostituito nell’alimentazione dal wellness come mostrano gli scaffali di librerie, di farmacie, della Gdo, colmi di pagine sulla “dieta” e sul “gluten free”.

Un fenomeno evidente pure nei corsi di cucina, dove già la presentazione non attrae la gola, ma soprattutto il peso e le calorie ecc. La parola “grasso” è ormai bandita, trionfa “light”, il lardo è una parolaccia. Oggi l’uomo è ciò che non mangia o ciò che immagina di mangiare. Lo storico Flandrin indica giustamente anche la necessità quale parte del comportamento alimentare, ma nella società attuale così liquida ci sono chiare contraddizioni quali l’acquisto di verdura già lavata e pronta non retaggio di classe abbienti, tutt’altro; così come i cari ristoranti mediatici sono appannaggio di groupie televisive o di social dipendenti e non dei ricconi.



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Maurizio Medaglia (1 anno fa)

Caro Gastronauta magno,
Feuerbach rimesso in questione (correttamente) a parte, queste "tribù" che dici tu, "massimaliste", dogmatiche, tutt'altro che plastiche e molto liquide nel loro reciproco e modaiolo relativizzarsi e contraddirsi sterilmente, m'hanno ricordato alcuni versetti ridotti all'osso di Giorgio Caproni; quelli della "Cabaletta dello stregone benevolo":
Non chieder più. / Nulla per te qui resta. / Non sei della tribù. / Hai sbagliato foresta.
Siccome l' Homo S.S., essendo un "individuo gregario" e non un "animale sociale" (come certi insetti), non riesce ancora a fare "società", allora regredisce ad uno stato tribale, ossia ad una conveniente convivenza al di sotto del cosiddetto "Numero di Dunbar", non oltre il limite cognitivo delle relazioni dirette che la sua mente cervellotica gli consente di intrattenere senza troppi conflitti. Da onnivori possiamo nutrirci di formiche (la biomassa alimentare futura...), ma non essere come le formiche, le api o le termiti... .
Concludendo: anche questa "ri-tribalizzazione", anche quella alimentare qui stigmatizzata, è un altro segno di una tendenza all'estinzione di massa
dell'umano ? Oppure è la rincorsa per spiccare un balzo evolutivo verso una necessità non priva di gusto: quella di sfamarci tutti in "santa" pace ?... . Il modo non utopico né distopico c'è ed è già perseguito, ma non ancora planetariamente. E si vede... . Se anziché decrescere non cresceremo altrove, come Natura comanda, e non smetteremo di accumularci e cullarci nella culla planetaria dove, in Africa, siamo venuti al mondo, ciò che resterà basterà solo per una tribù: quella in una foresta che si riforestizzerà da sola, senza l'aiuto degli ambientalisti... .
Dopo l'Out of Africa, senza un Out of Earth resterà ben poco dell' Earth: e non basterà per 10, 20, 30 miliardi di individui tribali.

kiko (1 anno fa)

Ancora...! Medaglia, che strazio sei; falla finita, smetti di ammorbarci...

Maurizio Medaglia (1 anno fa)

kiko: io sono ok tu ko... . Mi permetto il "tu" solo con chi oltre a limitare la libertà d'espressione altrui in base alle proprie preferenze, considera una riflessione seria ammorbante (solo xché non ha l'intelligenza prima ancora che la cultura per capirla e coglierne la portata). Falla finita tu con te stesso e lascia vivere... . E se usi il plurale, dato il tuo livello, non credo sia un pluralia: quindi, pregasi specificare gli altri... . Per il resto, ti commenti da solo.

Maurizio (1 anno fa)

PS. Non so "ki" k... sei: appartieni alla tribù dei no-name. Comincia a dichiarare il tuo nome come faccio io e poi ne discutiamo... .
A quando dei protocolli contro qs. ammorbante anonimato ?...
Se poi, tornando ai contenuti di qs. libero sito, per te sono uno strazio di Maurizio, non ci sono solo io: leggi qualcun altro. Mica sei obbligato... .
Mi chiamo Medaglia e ho un volto: tu sei solo anonima moneta fuori corso.

Maurizio Medaglia (1 anno fa)

Mi scuso con gli altri eventuali lettori per qs. mia obbligata... digressione. E con Davide Paolini in particolare. Ma quando "ce vò ce vò"... .

kiko (1 anno fa)

Con te, Medaglia non vale la pena di discutere. Tu sei di quelli che si prendono sul serio... Quanto alla mia cultura ed intelligenza, usa cautela; potrebbero sommergerti. Non esprimere giudizi se non conosci l'interlocutore il quale, tra l'altro, non ha alcuna intenzione di interloquire con te. Passo e chiudo, ho sprecato troppe parole con un presuntuoso
Kiko

Maurizio Medaglia (1 anno fa)

Nome e cognome prego... . Di cosa si occupa, cosa fa ? Diversamente... . Le auguro di leggere solo chi reputa alla sua anonima "altezza". Io mi confronto solo con chi ha un'identità. Mi piacerebbe leggere cosa scrive Lei, se solo avesse un nome... . Mah... . Sommerga pure chi vuole. Ma sia più educato e rispettoso se ci riesce. Lasci vivere !

Maurizio Medaglia (1 anno fa)

Se nel commentare ed argomentare l'interessantissima riflessione posta correttamente e puntualmente da Davide Paolini in "Le tribù del cibo", cercavo di estendere l'orizzonte al problema più vasto e di prospettiva della decrescita delle risorse planetarie disponibili per una umanità che cresce com'è naturale che cresca, una questione questa posta anche da Werner Herzog nel suo "The Wild Blue Yonder" (2005), il "commento" violento e inquisitorio di un anonimo, che si commenta da sé, mi spinge ora a segnalare a dei lettori più intelligenti l'ultimo docu-film di un Herzog internauta: "Lo and Behold"; in cui si stimmatizza proprio l'anonimato che, anche off-line, costituisce la peste dei nostri tempi. Ne consiglio vivamente la visione.

Pincopallo (1 anno fa)

il trollaggio è proprio una palla ma il Dott.Medaglia dovrebbe ignorare i troll e gettare acqua sul flam war anziché benzina altrimenti passa per un newb

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