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Editoriale
06/02/2017

L'identità gastronomica di Farindola e Campotosto

Il futuro dei coglioni di mulo e formaggio dei vestini

La notizia del terribile terremoto che ha colpito di nuovo nelle settimane scorse il Centro Italia e, a seguire, la straordinaria nevicata, ovviamente mi hanno fatto pensare in prima battuta a coloro che hanno perduto la vita e a chi, in un solo colpo, ha visto distrutti anni di lavoro. È successo, tra l’altro, in due comuni: Farindola e Campotosto.

Due nomi che nella mia memoria sono ben familiari per anni di ricerche di giacimenti gastronomici. Per molti invece il pecorino di Farindola e le mortadelline di Campotosto sono sapori sconosciuti, ma questi due giacimenti sono unici, frutto del genius loci, vestono le caratteristiche proprie dell’ ambiente interlacciate tra l’uomo, le abitudini e le risorse con cui vive questo ambiente.

Cioè a dire il pecorino di Farindola è il frutto dell’agricoltura di quel luogo e dell’arte dei casari locali, così come le mortadelline sono il prodotto originale dei macellai di Campostosto, chiamate “in loco” anche coglioni di mulo perché di forma ovoidale, vendute in coppia e legate con il caratteristico spago. Questo salume è prodotto, fin dall’epoca in cui le famiglie lavoravano insieme per realizzarle e consumarle a partire da Pasqua, con una lavorazione assolutamente manuale, necessaria dopo aver insaccato la carne nel budello fino a ottenere appunto la tipica forma.
 
Altrettanto storico e diffuso nel territorio è il Pecorino di Farindola, infatti le sue origini sono lontane e trovano testimonianza anche nell’epoca romana, diffuso come il “formaggio dei vestini”. La peculiarità di questo giacimento è quella di essere prodotto con una percentuale di caglio suino, che apporta sapori e profumi del tutto particolari.

Il pecorino di Farindola e le mortadelline di Campostosto sono il frutto di allevamenti locali e di lavorazioni artigianali di cui speriamo ci possa essere anche un futuro, ma perché ciò avvenga sono necessari e impellenti aiuti, quali l’intervento della Coop che ha donato all’azienda agricola Martinelli di Farindola 100 pecore per ricominciare, ma soprattutto ci vorrà un impegno dei consumatori a cercare questi due giacimenti e, in proposito, ricordo anni fa di aver assaggiato le squisite mortadelline dell’azienda Nonna ‘Ina di Campostosto.



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Alfredo (7 mesi fa)

Viva l'Abruzzo! Splendida regione da molti sconosciuta e/o bistrattata..!

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