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Editoriale
13/02/2017

Il tabù dei vini cosiddetti "naturali"

Mentre nel Nord Europa cresce l'attenzione verso questo prodotto, in Italia quasi non se ne parla

Sempre più, quando si leggono informazioni, sul vino sembra di essere a Piazza Affari: le quotazioni e soprattutto le aste sono diventate l’argomento principale. L’aspetto più divertente è che molte etichette, battute a Londra piuttosto che a New York, sono sempre le stesse, quasi una ristretta community, così come i quadri degli  artisti più prestigiosi o i gioielli delle griffe più gettonate.

Più volte mi sono chiesto se i rossi o i bianchi o le bollicine da cassaforte, siano poi “consumati”, oppure  diventino oggetti da collezione da mostrare agli amici. A differenza di un quadro o di un gioiello, però, il vino può invecchiare malamente, così come nel mercante in fiera, all’ultimo degli acquirenti può restare il fiammifero in mano. Dall’altro canto, nelle croniche di vino non si parla di tendenze che si muovono a livello mondiale, quali il cosiddetto naturale (organic, etc.) che sta invadendo tutto il nord Europa, laddove la corrente “New Nordic Cuisine” sta attraendo grande attenzione internazionale.

Tutti i ristoranti stellari dei paesi scandinavi offrono carte dei vini 100% organic, le griffe delle aste sono assenti. In Italia questi vini sono tabù, quasi si evita di parlarne o di considerarne la qualità al pari dei convenzionali, le cui aziende produttrici invece sono sempre in prima pagina. Peccato perché ci sono vignaioli italiani star a Copenaghen, a Parigi e poco apprezzati in patria.

Questo silenzio mi ricorda molto anni fa quando, con grande disprezzo, veniva nominato “il prosecchino”. La storia di questo vino ricorda molto Cenerentola, visti i risultati attuali, non solo per il  numero impressionante di bottiglie esportate, ma soprattutto per la conquista della Francia (7 milioni di bottiglie), terra amara per il vino italiano. Certo, qualcuno sussurra, è un vino facile, costa poco. Altri aggiungono la bolla scoppia prima o poi, ma il fenomeno c’è eccome, una vera manna per la bilancia commerciale. Non vorrei che anche con i vini cosiddetti naturali, fra un paio di anni, in tanti, in molti, si accorgessero della sorpresa. C’è pure silenzio, da sempre anche sul “Tavernello”: a parole nessuno lo acquista, i fatti (le cifre) mostrano un fenomeno, certo il prodotto non è da “guida”, ma pur sempre un’ azienda campione.



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Marcello Roversi (9 mesi fa)

Dopo aver letto quanto scritto mi viene da chiederle: ma dove vive..???

Gastronauta (9 mesi fa)

in cielo in terra e in ogni luogo dove si beve e si mangia

Marcello Roversi (9 mesi fa)

Se il suo pensiero è che in Italia non si parli di vini naturali il suo cielo e la sua terra sono un poco limitati...

Gastronauta (9 mesi fa)

Mi citi quale guida dei vini o rubrica qualificata parla dei vini cosiddetti naturali!

Marcello Roversi (9 mesi fa)

Mi perdoni ma non ho capito.
Non parlavamo di "in cielo in terra e in ogni luogo dove si beve e si mangia " e poi mi chiede delle giude (che sono il male del vino)
Riponga le sue guide sulla libreria, esca di casa e vada a qualche fiera, tipo vivit, vinnatur, sorgente del vino ecc ecc ecc

Gastronauta (9 mesi fa)

Ma mi faccia il piacere a quelle fiere ci vanno i soliti ...da anni.forse con il padiglione al Vinitaly come nel 2016 qualcosa comincia a muoversi . Fino a quando si sceglie di restare chiusi nei recinti si finisce di fare la fine dei nativi .

Francesco (9 mesi fa)

Caro Paolini, lei ha sul punto le idee confuse e, per favore, non confonda i lettori! Organic va bene tradurlo con "biologico", ma non con "naturale". Tutti i vini sono naturali, tant'è che i giudici condannano l'uso dell'aggettivo in quanto genera confusione e può costituire concorrenza sleale e frode in commercio. Cordiali saluti.

stefano (9 mesi fa)

venite a LiveWine questo we a Milano e ne avrete di piccoli produttori artigianali che seguono un approccio verso la sostenibilità. Concordo però con Paolini che c'è una certa resistenza a credere che fare un buon vino con alcuni accorgimenti naturali sia possibile e in forte ascesa (vedi la California).
Comunque parliamone così da fare un po' di pubblicità a questa nicchia del mercato. Se poi qualcuno è interessato alla sostenibilità nel mondo de vino mi scriva che ho un po' di dati e info in Italia e nel mondo.
stefano

Michele (9 mesi fa)

Buongiorno, ma in fondo cosa vuol dire organici? D'accordo che i vini da collezione non devono esistere, ma anche pensare che solo le cose naturali ed organiche siano le migliori... Comunque viva il prosecchino (per il 90% e forse più non convenzionalmente organico)!!!!

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