Davide Paolini ®
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Editoriale
20/02/2017

Che luoghi i nonluoghi!

Se i nonluoghi diventano i nuovi "centri di gravità permanente"

“Nonluoghi” è una geniale intuizione dell’antropologo Marc Augé (“Nonluoghi, Introduzione a una antropologia della surmodernità”) che contrappone luoghi antropologici a quegli spazi (centri commerciali, outlet, sale d’attesa) che non hanno la prerogativa di essere identitari, relazionali e storici. Senza avere la presunzione di mettere in discussione l’intuizione di Augé, poche settimane fa ho assistito, in un quartiere periferico, Bonola di Milano, a una scena che mi ha fatto riflettere.

In un enorme centro commerciale, divenuto “ il centro di gravità permanente”, ho notato  nei diversi bar decine e decine di persone, in maggioranza di età pensionabile, ma non solo, affollare i tavolini e dialogare tra loro. Il vociare, tra l’altro, mostrava un chiaro scambio, quale fossero gli argomenti non l’ho appurato, ma non c’era assolutamente un’atmosfera fredda e solitaria, anzi. I locali di quel supermercato, di fatto, hanno preso il posto del  bar sport di paese, visto che il quartiere, imbottito di palazzoni, è senza un riferimento. Al di là di questo nonluogo, che magari con il tempo potrebbe  diventare “luogo”, qualcosa è in movimento. Soprattutto il gruppo francese Carrefour, uno dei colossi della Gdo, ha dato vita a un format innovativo: “Express Urban Life” che, per mezzo di un luogo dinamico, cerca di unire l’ottica di servizio ai clienti (abitanti del quartiere, studenti, lavoratori) a un’esigenza di luogo d’incontro e di scambio.

La lounge infatti, con i suoi tavoli, l’angolo birreria, l’happy hour e il piano superiore con i divanetti per fermarsi a mangiare sushi o un panino, mostrano una novità. Del resto già Autogrill ha aperto questa nuova stagione alla Stazione centrale di Milano con il suo concept Bistrot, pensato anche come luogo d’incontro. La tendenza di creare luoghi di fretta, contemporanea al boom del take away e dello street food, corre parallela a format dove invece la pausa, l’incontro sono primari. Il marchio Moleskine, noto per i taccuini alla Bruce Chatwin, ha aperto a Milano un “Café” dove il luogo rende impossibile trangugiare il caffè o  il cappuccino (di ottima qualità), ma costringe al relax, a godersi, a sedere con tranquillità, ad aprire il computer o lo smartphone o a leggere un libro o il giornale. Bando alla fretta?



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Giovanni (9 mesi fa)

E' vero che nascono questi non luoghi..per esempio anche alla stazione di Firenze la libreria Feltrinelli è una cosa del genere. c'è un bar e nella libreria vari tavoli dove si può leggere un libro o sfogliare un giornale nell'attesa del l'orario del treno che arriva o parte....certo non è un luogo di conversazione però lo potrà diventare..........almeno psperiamo

Fabrizio Franchi (9 mesi fa)

Buongiorno Davide,
condivido totalmente questo articolo...
Mi vengono in mente anche quegli spazi Open Air nei Caffè, Ristoranti, Enoteche etc. che prima non venivono presi in considerazione e che oggi sono le aree preferite per chi vuole gustarsi un aperitivo, o un caffè, o semplicemente due chiacchiere di lavoro o con amici, magari davanti ad un bicchiere, tazzina e un buon puff di sigaro!!!
A presto con il TASTE

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