Davide Paolini ®
Sei in: Home Milano iper food!
Editoriale
25/09/2017

Milano iper food!

Chissà se in futuro la Milano da bere sarà soppiantata da una Milano da mangiare

Prima l’invasione di hamburgerie, poi lo sbarco delle pizzerie, quindi  l’arrivo dei giapponesi veraci o di cuochi cinesi travestiti da nipponici. Milano può apparire come una food city, basta camminare lungo i Navigli, in via Vigevano, in corso Garibaldi e in via Solferino parte  alta. I locali di cibo ormai hanno preso il posto dei negozi di abbigliamento anni Ottanta. Purtroppo chi arriva o chi apre al food non sono le griffe come un tempo, quando sbarcavano gli stilisti prestigiosi del ghota mondiale artefici, con i colleghi italiani, del successo del quadrilatero della moda.

Una vera attrazione a livello mondiale, così come il design del Fuori Salone del mobile, divenuto meta da non perdere. Dopo la Milano da bere, si potrà enfatizzare in futuro anche una Milano food city? Allo stato attuale la città, ormai anche ambita meta turistica internazionale, offre una ristorazione “easy” (come tutte le città turistiche del resto), largamente rappresentata dallo street food (paninoteche, pizzerie, hamburgherie, gelaterie, tavole calde) con punte anche di qualità, tra cui i maestri pizzaioli campani che hanno aperto la loro attività anche nella città della Madonnina. E non solo pizzaioli, la corsa alle vie di grande passaggio è presa d’assalto dai format più disparati (cannoli, kebab, all you can eat, bracerie, toasterie), quasi a significare Milano come città di conquista commerciale.

Tante aperture in poco tempo a cui fanno da pendant anche molte chiusure, costrette in molti casi, soprattutto i consolidati locali tradizionali, dagli affitti stellari invece ben sopportati misteriosamente dagli ultimi arrivati. Il nuovo che avanza ha sicuramente anche formule basate su format innovativi, lanciati e sostenuti con maestria sui social, ideati per diventare  network da mettere quanto prima sul mercato. Milano dunque come Londra, New York, Parigi? Non proprio, perché a Londra e New York (e si potrebbe anche aggiungere Hong Kong) anche gli chef o i ristoranti di prestigio “stranieri” fanno a gara per aprire un locale, mentre a Parigi le stelle locali abbondano (sarebbe molto dura far loro concorrenza), basti pensare che in un quartiere (VIII arrondissement) le 3 stelle sono quante in Italia. Chissà, chissà domani …



Lascia un commento

Enzo LO SCALZO (1 mese fa)

Ottima fotografia di quello che si vede, un corretta gestione di spazi e libertà coerente con libertà di sviluppo di gusti e sapori che EXPO ha divulgato, dentro e fuori i suoi recinti. L'entusiasmo dei teen liberati genera amore per un ordinato sviluppo di rapporti anche di generazioni. La sanità delle menti, ordine e pulizia negli spazi, richiamano attenzione al rispetto di cibi rifiuti. C'è tanto spazio da rispettare e amare, utile e bello. La dinamicità della città stupisce chi impara a conoscerla. I dialogare aiuta a capire e stupire. Anche sul cibo, sui sapori, sui valori di una società che civilmente possa riprendere piena fiducia d'incontrare amici e aprire la bocca per sorridere ed esprimere piacere ed empatia. Il cibo è catalizzatore più sincero del bere. Una MIlano da mangiare, anche bere. Non solo da bere follemente e da disperdere nei rifiuti... Milano può essere divertente e accogliente, al tavolo di lavoro e alla tavola del piacere con il bello e la poesia del cibo e del gusto. Tutto in salutare e stimolante amicizia... Le stelle stanno non solo a guardare, ma anche ad affascinare con prodotti e cucina chi le comprende...

Torna alla homeTorna alla Home

Cerca

Top