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Editoriale
19/01/2010

Il Polesine

un vero e proprio giacimento gastronomico

Leggi il domenicale del Gastronauta!

I like Polesine, così mi viene spontaneo scrivere dopo una zingarata in una realtà poco conosciuta nonostante la bellezza dei paesaggi e la presenza imponente di aeree protette del Parco del Delta. Non solo, ho scoperto un territorio ricco di  giacimenti gastronomici e di una cucina verace, dove la creatività viene si utilizzata, ma nei mercati di pesce, di ortofrutta e nei forni. 
In un’era in cui la natura, l’ecologia e il chilometro zero, paiono essere al centro dell’attenzione, le valenze del Polesine dovrebbero porre queste terre alla ribalta di un turismo, praticato da viaggiatori a ritmo lento, in barca o in bici ma purtroppo ancora non è così.
Il viaggio nel Polesine è costellato di sacche, lagune, isole, barene, borelli, valli: termini in parte sconosciuti a chi non vive in questi luoghi fascinosi; soprattutto bagnati dal dolce gigante, il Po, protagonista onnipresente  nella vita dei suoi abitanti.
L’acqua dolce e salata o incrocio tra l’una e l’altra, quando il Po sfocia nell’ Adriatico, sono la chiave della vita economico-gatronomica. Innanzitutto il pesce, a cominciare da quello delle lagune, in primis la Sacca di Scardovari, dove un consorzio raggruppa 12 cooperative di pescatori (numeri 1 nel settore della molluschicoltura). La flotta per la raccolta dei mitili è formata da circa 500 imbarcazioni ed opera in uno spazio di 7000 ettari di lagune e sacche di cui 500 coltivabili. L’impianto di depurazione e confezionamento dei molluschi ha una capacità produttiva di 100 tonnellate al giorno, in possesso di certificazione di qualità Iso 9001 e addirittura la certificazione di rintracciabilità di filiera agroalimentare per le vongole e i mitili. Le cozze e le vongole di Scardovari hanno in corso l’istruttoria per ottenere la Dop.
Non solo cozze e vongole ma branzini, ostriche piatte, pesce azzurro dell’ Adriatico fanno bella mostra nei mercati ittici di Scardovari, Pila, Porto Viro, alimentati pure da alcuni allevamenti  estensivi di valle, quali Valle Ca’ Zuliani.
L’acqua è ancora protagonista  in agricoltura perché i terreni di alcune zone, quali Lusia e Rosolina, dove hanno luogo mercati di rilievo nazionale, sono in grado di produrre  verdure e ortaggi di grande qualità quali, il radicchio il radicchio di Chioggia, l’insalata di Lusia e l’ aglio bianco polesano che hanno ottenuto l’Igp (indicazione di origine protetta).
E ancora nell’ortofrutta vanno segnalate alcune originalità: la patata americana e la zucca polesana di Melara
L’ acqua contribuisce ad un’altra peculiarità di questo territorio: il riso del Delta del Po (nelle varietà Carnaroli, Volano , Baldo e arborio) anch’esso Igp. 
Di grande tradizione in tutta la provincia di Rovigo sono la panetteria e la pasticceria. Infatti ad Adria è stata ideata da Alberto Cavallari, la ricetta specifica per produrre il pane “Ciabatta”, denominata poi “Ciabatta polesana”. Mentre a Villadose, per mano di Sergio Schiesari, ha preso forma la Pagnotta del Doge (è un dolce lievitato), mentre a Badia Polesine il pasticciere Olindo Meneghin continua la tradizione della torta polesana.
Anche i salumi offrono grande varietà con in testa la “bondola” o “bondiola” che si differenzia di borgo in borgo, pur restando un insaccato ottenuto da varie parti pregiate del  maiale, e il quasi introvabile bundlin di Papozze.
In tavola grande protagonista è l’oca soprattutto “sotto onto”, piatto pregiato da Luciano al Ponte di Lusia. Sine qua non 

Davide Paolini 
Il Sole 24 Ore, 16 gennaio 2010



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