Occhio al cibo

La bolla mediatica del cibo è destinata a scoppiare?


Il pallone si sta sgonfiando? Il riferimento non è al calcio, sebbene i campionati del mondo siano orfani dell’Italia e di certo l’audience sarà in ribasso. Ma al “food” (ormai il termine cibo è stato rottamato, ma tornerà, ne sono certo), cioè a quel fenomeno che da anni imperversa in tv, sui magazine, nelle ciacole negli scompartimenti dei treni, nelle sale d’aspetto di medici, dei parrucchieri per signore e signori, su instagram, facebook, nei siti, appeso ai muri di strade e città.

Un segnale ben preciso verrà dalla prossima edizione di Masterchef, spettacolo che ha generato i prodomi dell’affermazione di un food digitale spettacolare, mai riscontrato in passato. Infatti il cibo ha assunto una trasformazione del suo Dna tradizionale: la sensorialità, intesa come gusto, olfatto, è diventata solo vista o meglio l’occhio unico giudice di negatività o positività. Il linguaggio stesso è cambiato: amaro, dolce, sapido sono stati nel tempo sostituiti da “like” e dagli altri segni che si trovano solo negli smartphone. L’assaggio è stato abbandonato in luogo dello sguardo alla forma data al cibo nel piatto (impiattare è diventato il termine più utilizzato).

Lo chef non è più colui che cucina, ma tutto arriva porzionato, messo sottovuoto a bassa temperatura, niente è fatto al momento. Lui, oggi star, rigenera, assembla, decora. Il cambiamento da cucinieri ad artisti/fotografi ormai ha invaso tutta la Penisola: il sottovuoto e la bassa temperatura sono la regola, le altre cotture ormai non fanno più parte del bagaglio professionale di uno chef. La degenerazione di questo stato dell’arte ha portato a un’evidente omologazione delle proposte, rese ancor più evidenti dall’utilizzo ovunque degli stessi prodotti. Certo qua e là ci sono locali che, assieme alle fave di Tonka, al merluzzo nero, alle acciughe del Cantabrico, al jamon iberico, al pollo di Bresse ecc. servono il fagiolo di Controne, il pane di Matera, la colatura di alici di Cetara, i tartufi di Alba, per giustificare la definizione tranquillizzante di “prodotti del territorio”. Lo scenario futuro dipende dal prossimo “Masterchef”: il rinnovato successo o il suo declino saranno un segnale.

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