Spaghetto al pomodoro, très chic

Molti piatti, prima snobbati, sono tornati nella cucina degli chef: speriamo bene


Un tempo era bandito nelle tavole eccellenti, quasi fosse un disonore inserirlo nel menu, oggi invece è diventato come Figaro. C’è chi lo ha già proposto (Niko Romito), chi sta per offrirlo, quasi ormai non fosse possibile farne a meno. Trattasi dello spaghetto con il pomodoro, il piatto più semplice, il più made in Italy che ci sia. Fino a qualche tempo fa cucinato solo tra le mura di casa, difficilmente servito agli ospiti, quasi rappresentasse il piatto della miseria.

Poi all’improvviso è cominciato ad apparire qua e là, con veste nuova: spaghetto griffato con selezioni di grani, semole di eccellenza, trafilazione in bronzo o oro, lento essicamento, cottura della pasta in acqua di pomodoro, condimento con cocktail di più varietà di pomodori… insomma un travestimento per offrire ciò che era “rottamato”. Ci sono sempre però eccezioni che confermano la regola: negli anni Novanta il Gambero rosso di Fulvio Pierangelini, 2 stelle Michelin, aveva inserito fra le sue proposte, per provocazione, appunto uno straordinario spaghetto al pomodoro, presentato come un gomitolo di lana con fiocchetto di basilico, a un prezzo tra i più alti della carta, ebbe un grande successo, proprio dai clienti più raffinati.

Anche il tortellino ha un ritorno di fiamma e non solo nella terra d’origine, ma in locali di prestigio, magari imbottito di ripieni paciugati (insomma creativi) per alzarne il prezzo. Un grande successo vivono anche la ‘nduja, la mortadella, vitel tonné soprattutto in quelle pizzerie cosiddette gourmet. Che sia la fine del crepuscolo degli chef e abbia inizio una nuova primavera…Della verace cucina italiana?

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