Ti piace la bagna cauda?

Se si è piemontesi è impossibile sfuggire a questa domanda


Appena arrivato a Milano, durante i primi aperitivi a buffet tanto cari alla gioventù universitaria, individuata l’origine sabauda a causa di un inflessibilissimo accento, la domanda ricorrente cui non mi era possibile sfuggire era la seguente: “ti piace la bagna cauda?” (o, durante le arsure estive, “la bevi l’acqua e menta?”, come se la Fabbri avesse sede in Piemonte). 

 

E allora di ritorno dai bagordi festivi, con le più colorate vicende da narrare e un portafoglio nettamente dimagrito, quale occasione più conviviale ed economica di un ritrovo notturno per gustare questo piatto della tradizione piemontese?  Piatto povero, direbbero gli esperti di cibo e quindi da celebrare quale risposta casareccia gourmand alla spending review fiscale di matrice comunitaria. Piatto la cui esecuzione tecnica è alla portata anche di coloro che la notte preferiscono abbracciare Morfeo, anziché pensare se quelle carote, ordinate presso un centro sperimentale botanico, meritano maggiormente un taglio alla julienne piuttosto che alla brunoise.

 

Tre ingredienti: acciughe dissalate, aglio e olio d’oliva (alcuni eretici aggiungono la panna, in uno slancio di politically correctness verso i transgender), da cuocere a lungo a fuoco basso finchè non se ne ottiene una salsa piuttosto corposa. A questo punto non rimane che scegliere l’accompagnamento. La tradizione vorrebbe la salsa come sostituto del pinzimonio accompagnato da verdure rigorosamente crude: peperoni e cavoli come prime donne; carote e sedani come gregari. L’alternativa è quella di cuocere i peperoni al forno e cospargerli di bagna cauda. Tutto ciò rappresenta la base, la tradizione contadina, ma ovviamente le stars attuali hanno voluto reinterpetarne l’uso. Ne sono derivate interessanti portate: carne cruda (meglio se tagliata a fette all’albese) e tajarin all’uovo su tutte, per una cena dai sapori forti i cui ricordi saranno incastonati tra le mura della vostra stanza da letto per svariate ore.

(Foto: lacucinetta.wordpress.com)

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