In Toscana, che scoperta, l'aglione!

Incontro con l'aglione, che ha delle caratteristiche diverse dall'aglio


Carramba, che sorpresa, tra gli splendidi scenari della Val d’Orcia (uno dei territori più fascinosi del Bel Paese) e della Valdichiana! Ho infatti incontrato, mentre assaggiavo un arrapante piatto, a base di pici e pomodoro, l’aglione, pianta a me del tutto sconosciuta.

Chi è costui, mi sono chiesto. Così, forchettata dopo forchettata, ho cominciato il mio interrogatorio al cuoco e poi una ricerca per fare conoscenza con questa pianta, risalente all’epoca degli Etruschi in grado di raggiungere anche 800 grammi (chiaro l’accrescitivo da aglio in aglione), di cui sono rimasti nel tempo solo una decina di produttori, appunto nei terreni della Val di Chiana e in alcune frazioni di Montepulciano.

Per dirla tutta, si trova solo lì, ma per lungo tempo, a cavallo degli anni Sessanta/Settanta si era via via persa la tradizione di coltivare a livello familiare l’aglione, o meglio di utilizzarlo in cucina. Tuttora comunque la produzione è alquanto limitata e resta confinata localmente, soprattutto con i pici, tipo di pasta fatta a mano, simile agli spaghetti, ma più larghi. Ebbene, l’aglione (varietà locale di Allium Ampeloprasum Var Holmense) è parente dell’aglio (Allium Sativum) solo nel nome, ma assai differente per le caratteristiche organolettiche, soprattutto perché è privo di alliina e dei suoi derivati. Ha un sapore delicato (oserei affermare dolciastro) e alta digeribilità. Insomma una pianta che può far ricredere gli iscritti al Partito anti aglio che rinunciano, non sapendo cosa perdono, poveri loro, a piatti eccelsi, quali spaghetti olio, aglio e peperoncino, solo per un soffio di fiatella.

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