Se il pane è "fresco" di freezer

Nonostante sia un alimento essenziale, ancora oggi non c'è chiarezza sulla natura del pane che acquistiamo


Per lungo tempo, forse per troppo, il pane non ha avuto la giusta attenzione, nonostante fosse per molte famiglie la base del pranzo e della cena. L’interesse è sempre stato rivolto altrove, al cosiddetto companatico perché la fame, per fortuna, dagli anni Sessanta non costituiva più un problema.

Il pane è così sparito dalle attenzioni anche dei più scrupolosi consumatori, mentre nelle panetterie ha cominciato in silenzio a far capolino il pane precotto o surgelato con tanti saluti al pane artigianale, sempre più difficile da riconoscere. Una zona grigia quella dell’informazione nel punto vendita tra pane fresco artigianale e pane derivato da prodotti surgelati intermedi (o simili) e surgelato (o precotto) che è rimasta tale dopo alcuni tentativi legislativi.

Insomma, a oggi, il consumatore non sa quale pane acquista: fresco, precotto, surgelato o magari di provenienza estera o conservato. Pare che possa avere qualche chance la proposta di legge n. 3265 :“disposizioni in materia di produzione e vendita” che dovrebbe portare chiarezza in questo settore, innanzitutto con la definizione di pane: “ovvero il prodotto ottenuto dalla cottura totale o parziale di una pasta convenientemente lievitata, preparata con sfarinati di grano, acqua e lievito, con o senza aggiunta di cloruro di sodio o sale comune”.

Inoltre la proposta di legge 3265 prevede che “è fatto divieto di utilizzare la denominazione pane fresco per il pane destinato a essere posto in vendita il giorno successivo a quello in cui è stato completato il processo produttivo, indipendentemente dalle modalità di conservazione adottate, nonché per il pane posto in vendita successivamente al completamento della cottura di pane precotti, comunque conservati e per il pane ottenuto dalla cottura di prodotti intermedi di panificazione, comunque conservati”.
 

Sarà fatta finalmente chiarezza? Sarebbe ora, dopo un lungo silenzio. Il consumatore invece di ripetere a pappagallo: “voglio pane con lievito madre” senza saperne il significato o le differenze o richiedere “grani antichi, di cui non conosce la provenienza”, o “la cottura a legna”, dovrebbe chiedere in primis se si tratta di pane fresco artigianale, oppure surgelato (o precotto).

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