Pasqua vintage

Il ritorno in cucina dello stile retrò


Ditta Artigianale Oltrarno di Firenze), stile anni Cinquanta, aperto da poco, pieno di giovani.

Un  retrò sempre più in voga. Che sia nostalgia? Come può manifestarsi in un pubblico di frequentatore di locali sempre più giovane. Che sia invece un vuoto da colmare, dove gli anni attuali in cucina hanno esaurito creatività e dove le tendenze si trasformano troppo velocemente in moda e quindi, per definizione, si  esauriscono nel breve espace d’un matin, come i piatti per stupire e divertire degli chef da copertina?  

Sarebbe comunque davvero bizzarro un ritorno alla panna, così vituperata, disprezzata, bandita dalle tavole dai gastronomi negli anni a seguire (una vendetta, la panna servita a freddo …). Certo, un piatto di tortellini si gustano sempre con grande piacere, con un tocco più moderno, come nel ristorante “Marta” di Milano. E un primo piatto fatto di trofie, panna e speck o farfalle, vodka e salmone possono  trovare ancora spazio in qualche menu? Mai dire mai.

Di certo c’è un ritorno al flambè, di cui sono indimenticabili gli spaghetti ai frutti di mare del dimenticato (ahimè), e per me indimenticabile, Angelo Paracucchi. Con grande “coraggio” (per i puristi o ritenuti tali) ripropone una pasta alla fiamma il tristellato Vittorio di Brusaporto. Dunque a volte tornano, ma c’è chi tiene duro, come la zuppa inglese da più parti rivisitata quasi a voler prendere le distanze da una ricetta casuale che nulla ha da spartire con il tiramisu, nato invece nel bar sottostante una “casa a luci rosse” negli anni Quaranta a Treviso.

E, per il giorno di Pasqua, ecco servito un possibile  menu del pranzo di Pasqua anni ‘65, riportato sulla Grande Enciclopedia della donna, da consumare in un prato su una tovaglia fiorita: uova sode con fresca insalata primaverile, tortellini  alla bolognese, cosciotto d’agnello  alla romana con piselli al prosciutto, ciambella pasquale. Il tutto accompagnato da vino Soave, rosso Gattinara e Vin Santo finale. 

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