Stetoscopio per angurie

Dopo la scomparsa dei baracchini, dovremo comprare il cocomero in farmacia?


Ho vissuto in diverse città, ma sono nato in provincia, cresciuto al bar Sport, così non so più se si chiama «anguria» o «cocomero», quella palla rotonda verde fuori e rossa dentro, viste le differenze tra città e città. E qualche volta quando chiedo l’una piuttosto che l’altro vedo, mi trovo davanti facce interrogative. Nel tempo ho capito però che sono la stessa cosa, così per sicurezza chiedo velocemente vorrei: «un’anguria cocomero».

Comunque sia, per me questo frutto (o verdura, come il melone?) ha solo una modalità: deve essere scofanato con le mani, appiccicato alla bocca, in modo da lasciare il viso completamente imbrattato di semi e di appiccicoso. Inoltre, l’anguria cocomero non va mai mangiata a domicilio, ma per strada, a tarda ora in quei baracchini che ormai sono ridotti al lumicino a Milano, come altrove. Perfino nei posti di mare ormai non ci sono più. Ma già questo mi tocca nei ricordi, nel valore che appunto vedo nel cocomero (così lo chiamano al mio paese): una chicca gustata per strada con gli amici alla fine di una zingarata (altro che convivialità in un locale stellato).

Eppoi la fine del l’anguria è prossima ventura, lo si capisce dai giornali che ne parlano in questi giorni di caldo: «contiene proprietà benefiche per la salute...possiede valori nutrizionali... Ideale per chi segue una dieta ipocalorica... Attenzione allo zucchero». Di fronte a questi bollettini medici, mi è venuto un sospetto, l’anguria d’ora in poi si comprerà in farmacia, dove invece di auscultarla con l’orecchio, così come è d’abitudine per il fruttivendolo, sarà necessario usare lo stetoscopio.

Insomma così ho capito perché non ci sono più i baracchini variopinti e notturni; sono stati spazzati via dalla concorrenza dieto-salustistica, mentre il dopo cocomero d’antan serviva semplicemente per fare una corsa verso la prima toilette disponibile o il più vicino luogo “discreto”. È davvero bizzarro che il successo attuale dello street food, dei truck food car non sia servito per la desistenza dei baracchini dei cocomeri. La speranza è che almeno resistano i grattachecca romani, da non confondere con la granita o sorbetto. La checca viene grattata a neve da un grande blocco di ghiaccio, condito con sciroppi e, a volte, anche con frutta fresca. Sento già la frescura nello scriverne.

ADV

Leggi anche


Come si preparano gli arrosticini abruzzesi

Andrea Febo il 18 mag 2018

Street food italiano: rivoluzione o riscoperta?

Lucia Tafuni il 11 apr 2018

Puglia, a Cisternino le bombette di zio Pietro

Andrea Febo il 09 gen 2018