Lo scambio delle coppie

Due matrimoni non combinati che ribaltano il concetto di accoppiamento di censo


Non trova mai posto tra i suggerimenti afrodisiaci, ma resta comunque un accoppiamento a luci rosse perché prende vita dalla rottura di un matrimonio consolidato. Le ostriche sono da sempre considerate un cibo voluttuoso, costoso e sempre consigliato per le serate a due. Per apprezzarle al meglio vanno consumate crude, senza aggiungere neppure un goccio di limone perché spazza via quel sapore che ricorda il mare e non fa apprezzare il gusto del vino abbinato, fondamentale per goderne fino in fondo.

L’accoppiamento più diffuso nella storia del mangiar bene è rappresentato da ostriche e Champagne: un matrimonio combinato per via della stessa appartenenza sociale: ricchi fino allo spreco. Chi ha mai cercato di farli divorziare? Pochi tentativi e sempre mal riusciti con vini bianchi, come il Gewurztraminer, lo Chablis, il Muscadet, il Poully Fumé, il Sancerre, il Verdicchio, la Ribolla Gialla. Ma la coppia ha sempre superato le momentanee fughe. Negli ultimi tempi, però, si è presentato un corteggiatore vino, povero che più povero non si può: La Grasparossa della famiglia dei Lambruschi. Frizzante come lo Champagne, dotato anche di spuma, rosso fiero con retrogusto di pepe verde e sapore di chiodi di garofano, privo però di quelle bollicine chiamate dai sommelier “perlage”.

La coppia consolidata ostriche-Champagne ha cominciato a barcollare quando si è fatto avanti il rustico Lambrusco e subito dopo ha rischiato di cedere quando si è presentato il Brut rosso, un Lambrusco metodo classico prodotto a Bomporto. Accoppiamenti trasgressivi, provocatori, non banali, non schematici, da offrire nelle serate d’amore per stupire. Ma la sorpresa continua: basta far scendere di nuovo in tavola Afrodite con un’altra combinazione fuori regola.

Lo Champagne, non servito in precedenza con le ostriche, ora può fare la sua apparizione insieme alla mortadella. Il buongustaio tradizionalista grida allo scandalo, ma lasciatelo inveire. Ecco spiegato lo scambio delle coppie: ostriche con Lambrusco, Champagne con mortadella. La mortadella, affettata finemente, una volta portata alla bocca, va a radicarsi nell’arco del palato, per essere trascinata via in modo naturale, dalle bollicine dello Champagne che deve essere di rango e che va versato in un bicchiere semplice, di quelli che si usano per il vino bianco. La flûte lasciatela ai bacchettoni della tavola: lo Champagne ha bisogno di ossigeno per offrire le migliori performance.

Per la mortadella evitate quella con il tartufo e preferite quella classica con il pistacchio di Bronte. Sul taglio le scuole di pensiero sono due: a dadini o fine fine. Penso non ci siano dubbi di sorta nello scegliere la seconda teoria perché lo scioglimento in bocca è più rapido e permette allo Champagne di scivolare sopra con lentezza, rendendo più persistente l’incontro. Ostriche/Lambrusco e Champagne/mortadella sono due matrimoni che ribaltano il concetto di accoppiamenti di censo. Coppie più veritiere perché libere dalle convenzioni e rispondenti alla sola attrazione organolettica. Provare per credere e per sorprendere.

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