Le tribù del cibo

L'uomo di oggi è ciò che mangia o ciò che immagina di mangiare?


Uno spettro si aggira nel mondo del cibo: le tribù. Salutisti, vegetariani, crudisti, vegani, carnivori, onnivori, bulimici, anoressici, selvatici. Non solo, ma ci sono anche i consumatori di solo chilometro 0; da non tralasciare chi acquista solo pane, panettone e pizza con lievito naturale, chi vuole pasta solo di grani antichi, poi ancora i kamut e soprattutto i gluten free dipendenti.

Insomma siamo in presenza di un caleidoscopio ricco di bizzarrie e contraddizioni. Alcune tribù sono soprattutto formate da intolleranti, allergici veraci o presunti tali, oppure teleguidati da star e autori di best seller. Questa realtà attuale mi ha fatto ritornare alla mente un intrigante libretto dello storico Jean Louis Flandrin intitolato “Il gusto e la necessità”, dedicato all’uso dei grassi nella cucina dell’Europa occidentale tra il Medioevo e il Settecento.



"Mangiamo cose ignobili -scrive- perché vi siamo costretti
e le mangiamo con maggior e minor disgusto, irritazione e rassegnazione a seconda del nostro temperamento, perché ci sono imposte da forze che non sempre è facile identificare e ancor meno contrastare. Nel comportamento alimentare dei popoli, come in quello degli individui, è dunque necessario distinguere quale parte abbia il gusto e quale la necessità”.

Senza nulla togliere alla riflessione di Flandrin intorno al gusto e alla necessità, oggi ci sono le mode, le tendenze, l’imitazione di personaggi da copertina. Il gusto purtroppo, nell’attuale società dell'allucinazione mediatica, non ha più un ruolo di primo piano sostituito nell’alimentazione dal wellness come mostrano gli scaffali di librerie, di farmacie, della Gdo, colmi di pagine sulla “dieta” e sul “gluten free”.

Un fenomeno evidente pure nei corsi di cucina, dove già la presentazione non attrae la gola, ma soprattutto il peso e le calorie ecc. La parola “grasso” è ormai bandita, trionfa “light”, il lardo è una parolaccia. Oggi l’uomo è ciò che non mangia o ciò che immagina di mangiare. Lo storico Flandrin indica giustamente anche la necessità quale parte del comportamento alimentare, ma nella società attuale così liquida ci sono chiare contraddizioni quali l’acquisto di verdura già lavata e pronta non retaggio di classe abbienti, tutt’altro; così come i cari ristoranti mediatici sono appannaggio di groupie televisive o di social dipendenti e non dei ricconi.

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