Il tabù dei vini cosiddetti "naturali"

Mentre nel Nord Europa cresce l'attenzione verso questo prodotto, in Italia quasi non se ne parla


Sempre più, quando si leggono informazioni, sul vino sembra di essere a Piazza Affari: le quotazioni e soprattutto le aste sono diventate l’argomento principale. L’aspetto più divertente è che molte etichette, battute a Londra piuttosto che a New York, sono sempre le stesse, quasi una ristretta community, così come i quadri degli  artisti più prestigiosi o i gioielli delle griffe più gettonate.

Più volte mi sono chiesto se i rossi o i bianchi o le bollicine da cassaforte, siano poi “consumati”, oppure  diventino oggetti da collezione da mostrare agli amici. A differenza di un quadro o di un gioiello, però, il vino può invecchiare malamente, così come nel mercante in fiera, all’ultimo degli acquirenti può restare il fiammifero in mano. Dall’altro canto, nelle croniche di vino non si parla di tendenze che si muovono a livello mondiale, quali il cosiddetto naturale (organic, etc.) che sta invadendo tutto il nord Europa, laddove la corrente “New Nordic Cuisine” sta attraendo grande attenzione internazionale.

Tutti i ristoranti stellari dei paesi scandinavi offrono carte dei vini 100% organic, le griffe delle aste sono assenti. In Italia questi vini sono tabù, quasi si evita di parlarne o di considerarne la qualità al pari dei convenzionali, le cui aziende produttrici invece sono sempre in prima pagina. Peccato perché ci sono vignaioli italiani star a Copenaghen, a Parigi e poco apprezzati in patria.

Questo silenzio mi ricorda molto anni fa quando, con grande disprezzo, veniva nominato “il prosecchino”. La storia di questo vino ricorda molto Cenerentola, visti i risultati attuali, non solo per il  numero impressionante di bottiglie esportate, ma soprattutto per la conquista della Francia (7 milioni di bottiglie), terra amara per il vino italiano. Certo, qualcuno sussurra, è un vino facile, costa poco. Altri aggiungono la bolla scoppia prima o poi, ma il fenomeno c’è eccome, una vera manna per la bilancia commerciale. Non vorrei che anche con i vini cosiddetti naturali, fra un paio di anni, in tanti, in molti, si accorgessero della sorpresa. C’è pure silenzio, da sempre anche sul “Tavernello”: a parole nessuno lo acquista, i fatti (le cifre) mostrano un fenomeno, certo il prodotto non è da “guida”, ma pur sempre un’ azienda campione.

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